SSA.1 USCITA 5 – 23 febbraio 2025: ROCHERS CHARNIERS

“Mayday mayday mayday! Eirini a Isychia, ripeto Eirini a Isychia.”

Nessuna risposta.

“Qui Eirini, temo ci sia un errore nelle coordinate inviate.  Mi trovo in un campo da tennis a lato di un supermercato, l’insegna dice Mercatò – passo e chiudo”.  

Nessuna risposta.

“Resto in attesa di vostri aggiornamenti – passo e chiudo”.

Ancora nessuna risposta.

Come ogni anno, sul pianeta Gimme Shelter è stata convocata l’assemblea plenaria per il monitoraggio evolutivo. L’ordine del giorno è inviare qualcuno sulla Terra per verificare lo stato di avanzamento del processo evolutivo, e aiutare lo sviluppo delle coscienze qualora necessario. Gli anziani che avevano visitato la Terra oltre 200 anni prima, narrano dell’era napoleonica, scossa da guerre e pervasa da manie espansionistiche. Nessuno vuole offrirsi volontario per la spedizione e si procede tirando a sorte. Viene sorteggiata Eirini che stamane, 23 febbraio 2025 ore 05:55, cercava di contattare Isychia, il responsabile delle missioni.

Non ricevendo risposta alla richiesta di aiuto, Eirini decide di abbandonare il velivolo sul campo da tennis e, celata nel suo mantello dell’invisibilità, esplorare la zona circostante. Dopo pochi minuti, la sua attenzione viene attratta dall’arrivo di un grande pullman. Dalle auto ferme nei parcheggi circostanti emergono, un po’ alla volta, numerosi uomini e donne di varie età. Tutti hanno lunghe sacche scure, borsoni e zaini, li caricano sul bus, salgono e prendono posto sul bus che attende col motore acceso. Eirini, nota a tutti i colleghi per la sua incontenibile curiosità, senza pensarci due volte si infila in un anfratto del pullman.

Sono le 6.20 quando inizia la sua avventura.

Il viaggio dura poco più di un’ora. Quando il pullman di ferma il suo palmare indica “Claviere – Italia -1760 m s.l.m.” L’equipaggio, inizialmente ordinato e silente, si prepara a sbarcare. Le facce stropicciate dal sonno riprendono rapidamente vita con l’aria fresca di Claviere. In breve è tutto un fermento. L’equipaggio inizia a formare piccoli gruppi. Ciascuno calza scarponi rigidi, indossa un apparecchio elettronico che bippa all’accensione, estrae dalle sacche singolari oggetti lunghi e sottili con la parte finale ricurva e li fissa allo zaino. Terminati i preparativi ogni gruppetto si mette in movimento. Percorrono un breve tratto attraverso l’abitato per poi imboccare una stradina laterale dove la dura pavimentazione della strada lascia posto prima al terreno nudo ghiacciato e poi alla candida neve. Breve cambio di assetto, scaricano le aste dagli zaini e con una serie di “click e clack” le agganciano agli scarponi e si avviano con passo scivolato su un sentiero che si inoltra nel Vallone delle Baisses.

Eirini, abituata alle velocità del suo pianeta, si diverte a fare su e giù per il tragitto soffermandosi a tratti sui gruppetti che procedono più o meno allineati. Ci sono giovanotti baldanzosi che aprono la fila: hanno matasse di corde sugli zaini e un ritmo invidiabile per essere umani, si raccontano aneddoti divertenti e li avvolge un’allegria contagiosa. Più indietro c’è chi chiacchiera meno e ascolta attentamente le osservazioni sulle condizioni nivometeo che le figure con le giacche rosse, riportano sapienti.

Alcuni si fermano per ristorarsi con bevande calde, altri procedono a passo lento e costante, altri ancora sono visibilmente in affanno e non sembra si divertano troppo. Tra tutti si scorgono anche due prodigiosi bambini che avanzano con un portamento da esseri soprannaturali.

Poco dopo la fine del bosco il gruppo raggiunge un ingegnoso, ma rudimentale, marchingegno che fa salire e scendere lungo un pendio dei sedili saldamente ancorati a un cavo. Su di esso si legge seggiovia Chalvet. Nonostante l’evidente vantaggio di tale sistema di locomozione, il gruppo prosegue nel fondo del vallone in direzione del colle dei Trois Frères Mineurs. Alcune voci parlano di deviare prima del colle e risalire un erto pendio sulla sua destra, altre di superarlo e risalire alle sue spalle.

Prima del colle il gruppo si ferma, confabula lungamente e poi riparte. Vanno a destra. L’andamento che fino ad allora era stato per lo più lineare si trasforma in uno zig-zagare, l’incedere è accompagnato da una mossa bislacca che spezza la retta per invertirne la rotta.

La nebbia che aveva avvolto il codazzo sin dalla mattina si dirada leggermente lasciando trapelare qualche raggio di sole, così alla fatica del cambio di pendenza si aggiunge il caldo.

Eirini più li osserva e più si interroga sullo scopo della sua missione: aiutare l’avanzamento delle coscienze sul pianeta. Da che parte mai potrebbe cominciare? Come soccorrere una società così follemente masochista?

Mentre i suoi pensieri si arrovellano, e i primi gruppi stanno affrontando l’ultimo tratto di pendio, il cielo si apre sulle loro teste facendoli fluttuare sopra le nuvole, fino alla vetta.

L’analisi della traccia registrata dal palmare dice che hanno percorso un dislivello di 1307 m raggiungendo, a quota di 3.063 m, la punta Rochers Charniers, il cui nome tradotto “Rocce del carnaio” sarebbe derivato, secondo alcuni studiosi, da una sanguinosa battaglia tra spagnoli e francesi nel vallone di Fenils svoltasi nel 1514, secondo altri, da un combattimento tra gli abitanti di Desertes e di Chateau Beaulard.

Eirini sollevata pensa: “Forse un minimo di evoluzione c’è stata, quanto meno questa salita non ha portato a spargimenti di sangue, ma solo dispersione di liquidi!

Sulla cima il gruppo si ricompatta, si rifocilla con bevande calde e cibarie varie, e si risparpaglia sui tre distinti spuntoni rocciosi che caratterizzano la vetta scattando foto per immortalare l’impresa. Appaiono tutti molto allegri e distesi, senza preoccupazioni, tanto che a Eirini per un momento, lassù, sembra di sfiorare il loro sentire e di provare insieme a quel gruppo di umani una connessione con l’immensità che li sovrasta e al tempo stesso li unisce.

L’intensità delle emozione è presto interrotta da una nuova stravagante operazione che vede tutti impegnati a staccare, arrotolare e ritirare negli zaini lunghe lingue collose. Ora gli attrezzi sottili riagganciati agli scarponi scivolano! Ecco svelato l’arcano! La ricompensa di tanta fatica è sotto gli occhi stupefatti di Eirini. Seguire il codone discendere i pendii è puro godimento. Intuisce pure che tecnica ed eleganza non appartengono proprio a tutti, ma nel complesso la sua vista è più che appagata.

Divertente vedere come i gruppetti nuovamente si dividano scegliendo traiettorie di discesa differenti per sfruttare al meglio le pendenze e come poi si raggruppino nei pianori.

Eirini accompagna a ritroso il gruppo fino al piazzale dove per tutto il tempo li ha attesi il bus. Il tempo di sistemare le attrezzature e ancora si compie un cambio di scena, il terzo tempo: compaiono vassoi di prelibatezze dolci e salate, vini e bevande di ogni sorta. Dal pane gourmet della mamma di Mitch, allo strepitoso Vov di Federico, al frizzantino vendemmiato da Luciano, o al mancato tagliere di Fred.

Nel tripudio dei sapori finalmente ad Eirini appare chiaro il senso della sua missione e soprattutto il contenuto della relazione che scriverà. Tornerà a Gimme Shelter e racconterà che il pianeta Terra ha davvero tanti problemi con cui fare i conti, dal cambiamento climatico alla perdita della biodiversità, dall’inquinamento dell’aria alla salute degli oceani, la sovrappopolazione… ma ci sono anche realtà stupefacenti in cui le persone vivono cercando un contatto con l’universo, tessendo legami inconsueti, in disuso.

Sono gli istruttori della scuola di scialpinismo del Cai Uget e lo fanno come volontari.

La straordinarietà sta nel fatto che, oltre a non essere retribuiti per insegnare, educare e trasmettere una passione, si assumono una responsabilità enorme, la stessa che la maggior parte dell’umanità oggi rifugge, con ogni possibile strategia.

Il fatto poi che siano in tanti e che ciascuno abbia una propria peculiare modalità, fa sì che gita dopo gita, rimescolando i gruppi, riescano a trasferire agli allievi nozioni, gesti ed emozioni che riportano lo stare in montagna ad un gesto primordiale e la condivisione tra le persone ad un atto semplice e spontaneo, dove tra 18 e 70 anni c’è uno spazio di agio e scambio smisurato.

Grazie SSA1 Cai Uget, il mondo visto con voi ha un gusto autentico.

Roberta Carofalo

Ora ecco a voi le foto.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.