Uscita 6 del 7-8/04/2018, – Val Maira

Homecoming ovvero il mio primo weekend con la scuola da ex allievo.

Confesso che una parte di me alla fine della scorsa stagione sperava di poter rimanere in qualche modo e in qualche forma nell’organico della scuola, magari come nuova figura di sotto-assistente-psicologico-anziano all’aiuto-istruttore giovane e di belle speranze. Un’altra parte di me ne era assolutamente terrorizzata (cosa faccio di fronte ad una domanda un po’ “tecnico-calcolosa” di un allievo ingegnere del primo anno? Lo faccio entrare in uno stato di trance e gli sussurro all’orecchio “tu non hai fatto nessuna domanda, tu non ha fatto nessuna domanda”?). Quando a novembre Enzo mi ha comunicato via mail che una buona idea per vendere i miei sci K2 era anche quella di andare alla presentazione del corso della Sucai, essendo psicologo, entrambe le mie parti hanno capito che si dovevano dare una bella calmata.

E quindi sono passato ad un rassicurante piano B: aggregarmi alla prima uscita di due giorni, nessuna responsabilità e con la possibilità di tornare a vivere con grande spensieratezza le emozioni che mi hanno accompagnato per tre anni.

Classico ritrovo a Mirafiori (che bello alzarsi dopo tanto tempo alle 5!) e ci si sposta in macchina a Marmora, La Marmou in occitano, comune “sparso” in Val Maira.

Prima gita: da Marmora a Punta della Tempesta 2679 metri, per un dislivello di circa 1200 metri.

Non ho ancora infilato gli sci che Dario afferma perentoriamente: “tu Enrico stai con me!”. Più che una minaccia.

Se considerate il noto fenomeno del “raggio della morte” (vedi relazione di fine scorso anno) e il fatto che si tratta della prima gita dopo la “sofferta” serata delle elezioni, capirete il netto ridimensionamento del mio livello di spensieratezza. Detto questo, un po’ come un’ochetta di Lorenz, mi accodo diligentemente al Direttore.

In realtà tutto scorre liscio e ho persino la possibilità di chiacchierare amenamente con Dario riguardo gli effetti degli smottamenti alpini sulle baite prendendo in considerazione le inclinazioni delle travi (una parte di me, nella mia testa, interviene: “ma veramente stai disquisendo di travi?” e l’altra parte prontamente interviene “non ti preoccupare, poi ti spiego”).

Il leitmotiv della gita è sicuramente il caldo torrido. Gli occhiali mi si appannano continuamente a tal punto che faccio le gucie in braille. La temporanea cecità mi impedisce per lungo tempo di vedere le striature gialle della sabbia del Sahara sulla neve ma mi accodo con fede alle espressioni di sorpresa corali. Poi il calore crescente mi porta in un alterato stato di coscienza con evidenti dispercezioni*  sensoriali : il pensiero che sia molto particolare che nel deserto del Sahara ci siano delle striature bianche di neve prende progressivamente forma. Il confronto diretto con molti allievi disidratati, peraltro, mi porta a pensare che si tratti di dispercezioni* di gruppo (fenomeno rarissimo!).

Seguo il Direttore anche quando in prossimità della cima si affianca a Luca e i due Lider Maximi iniziano a procedere come dei Freccia Rossa pellati confrontandosi sul destino della scuola, su quello della Sezione o forse su quello dell’Universo intero. Il ricordo dei contenuti della conversazione è quanto mai confuso, perché ho un solo pensiero nella mia testa: l’ochetta non deve staccarsi dalla sua temporanea figura di attaccamento. Pena: l’estinzione della specie (quella degli ex allievi).

Finalmente l’oasi della cima da un po’ di frescura a tutto il gruppo.

Fantastica dimostrazione con la barella costruita con mezzi di fortuna. Robe da Ars Attack! Prendete due sci, delle bacchette a caso (non si sa di chi), un po’ di corde varie, fate tutti i nodi che conoscete. Fatto? E voilà, un capolavoro. L’idea che una persona con una gamba rotta possa mettersi nella posizione di Francesca lascia spazio a qualche perplessità, ma non perdiamoci nei particolari.

La discesa è libidinosa per i primi 300 metri poi la neve si trasforma in un Vinavil spacca-ginocchia. Molto particolare l’effetto frenata, che ricorda un po’ quello dell’ottovolante a fine corsa.

Che Dario abbia preso bene l’idea di potersi occupare della nostra scuola ancora per molto tempo e non dell’Universo intero, lo si capisce dal fatto che,  con massima fiducia negli istruttori, si butta a rotta di collo giù dai pendii di Vinavil. Il temuto ordine della “traccia unica” non sembra neanche sfiorare la sua mente.

Arrivati al campo base il gruppo si rilassa su delle sdraio da spiaggia bevendo Weizenbier all’interno di un mercatino dell’antiquariato delle Alpi Cozie: tutto ciò conferma il fenomeno pervasivo delle dispercezioni di gruppo.

A questo punto, essendo il comune “sparso”, ci si sparpaglia. Chi rimane alla frazione bassa avrà la possibilità di utilizzare la sauna finlandese. Ecco nella foto Alberto nella posizione di utilizzatore finale.

Chi va nella borgata superiore avrà invece la sorpresa di trovare, la mattina successiva, una colazione di tipo pantagruelico. Ottima la battuta del gentilissimo gestore: quando un gruppo francese si approccia alla mia colazione afferma: “ce n’est pas un marriage!”; quando un gruppo italiano fa la stessa cosa afferma (con accento Piemontese-deluso-lamentoso): “ma non c’è il miele…..”.

Ma torniamo alla cena tutti insieme. Il vino frizzantino dei colli Piacentini a 12 euro la bottiglia non è una dispercezione. E neanche la manche corale ad Explosion!. Rimarrà sempre impressa nelle nostre menti l’input perverso “parti di un frigo”. Sergio sembra avere la visione a raggi X di Superman riuscendo a leggere le parole sulla scheda nascosta! Nonostante questo, dopo sofferta partita, la parte del gruppo esposta ad ovest batte, in recupero, la parte del gruppo esposta ed est. E poi tutti a nanna senza voce.

Condivido la stanza con spassosissimi allievi del primo e del secondo anno. Ad alcuni di loro racconto le imprese che si realizzavano nella scuola “ai miei tempi” (cioè 3 anni fa): gite con 2000 metri di dislivello, utilizzare dei portali inter-dimensionali per spostarsi sulle nevi Himalayane, sciare su talmente tanta neve giù dalle Rocce del Fraiteve che non c’era traccia di alberi.

Il giorno successivo il clima è leggermente umidiccio ma non ci si spaventa e dopo trasferimento by car si parte per la seconda gita: da Preit 1540 metri fino ad “un non-luogo 400 metri più su in cima ad una salitona che bisogna fare delle gucie pazzesche che sopra si vedono e non si vedono delle rocce ed invece a sinistra non si capisce cosa c’è ma peraltro neanche a destra”.

Alla partenza per la seconda gita il rapporto di coppia con il Direttore (ormai ci avevo preso gusto!) deve lasciare spazio all’introduzione nel gruppetto ex-allievi delle mitiche figure di Thea e del sommo Cavour (tra l’altro un giorno glielo dovrò dire che sono della Juve ma, non so perché, mi dimentico sempre di farlo).

Visto il tempo avverso e dopo attenta esplorazione del “non-luogo”, dato che “il montanaro saggio ha il coraggio di tornare sui propri passi” (citazione di Riccardo), si fa dietro front. Ovazione per la saggia decisione.

Finita la discesa con il tenace ottimismo che contraddistingue gli sci alpinisti incalliti (“non è neanche male questa neve, una volta mi sono accorciato un dito con la grattugia di mia nonna ed è stata una sensazione peggiore”) ci si reca  alla locanda di Ponte Marmora alle prove generali del pranzo matrimoniale di Roberto e Federica (per la durata) dove il vino costa euro 1,57 a testa. Anche qui il Direttore fa il direttore innovando un sistema di ordinazioni in uso dal 1854 (almeno qui ce l’ha fatta!). Nelle prossime elezioni della pro loco di Marmora sapete chi votare. Tenete solo conto che il nome sulla scheda del Presidente va scritto con caratteri armeni a rovescio e che i consiglieri non vanno scritti ma disegnati oppure rappresentati in semplici bassorilievi.

Homecoming, titolo della relazione, è l’ultimo film di Spiderman in cui l’eroe torna a casa dopo aver vissuto mille avventure con gli Avengers (citazione estremamente dotta, altro che Cavour!). Apparentemente non sembra c’entrare molto ma se la casa è il posto in cui le cose vanno come devono andare e come sempre sono andate, ovvero qualcosa di molto rassicurante, la sensazione che ho vissuto in questi giorni è stata proprio quella di essere tornato a casa.

La cosa più importante è, però, che sono stato molto felice di rivedervi e di passare nuovamente due giorni bellissimi con tutti voi. E questo lo dico a nome di tutte le mie parti.

Epilogo. Entro a casa, quella originale, raggiante e con molte cose da raccontare. Mia moglie, che mi conosce bene, dopo avermi ascoltato, mi chiede: “quand’è la prossima gita della scuola?”. “Non lo so, perché me lo chiedi?”. “Così, tanto per sapere”.

Lo so quand’è la prossima gita e so anche dove: 21/22 aprile, Valpelline, Rifugio Crete Seche!!!

Un abbraccio a tutti e soprattutto a Dario che per due giorni mi ha fatto entrare nel suo Cerchio Magico (senza neanche dire una volta “Enrico, cazzo!”).

Enrico  

* Dispercezione: alterazione della facoltà di percepire, di acquisire cioè, mediante i sensi, informazioni su sé stessi e sul mondo circostante

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