Uscita 7 del 22-23.4.2006: Petit Combin

PETIT COMBIN dalla Cabane f.x. Bagnoud (Panossiere)

Ore 9 (ce la siamo presi comoda e meno male!), parcheggio della Falchera. Non si vedono visi lunghi e facce assonnate, ma solo gruppetti di alpinisti super attivi alle prese con un mercatino improvvisato, merce di scambio: sci, zaini, porta sci, picche, posti auto, insomma si baratta di tutto! Obiettivo: contenere i costi e formare gli equipaggi, operazione resa più difficile dal doppio rientro, e sì perché alcuni istruttori hanno pensato bene di farsi il ponte per una meta più che appetibile: il Grand Combin.

Siamo un bel gruppo – in realtà qualche defezione c’è stata, complice il già citato ponte – e in poco meno di un’ora abbandoniamo la grande metropoli, imbocchiamo l’A5 alla volta di Fionnay, pittoresco paesino svizzero della Val di Bagnes, a 1490 m di altitudine sulle Alpi Pennine. Dopo circa due ore di viaggio, dal traforo del San Bernardo raggiungiamo la Svizzera che ci accoglie con un caldo sole e verdi pascoli. Addentiamo uno squisito panino – almeno il mio – e via, alle 13,15 si parte! Zaini in spalla, sci ai piedi, crema solare e occhiali al loro posto e un dislivello di 1250 m che ci separa dalla Cabane de Panossière (2.669 m).

Il sentiero sale ripido e deciso e maciniamo 400 m in meno di un’ora, insomma una bella fatica! Raggiunti i 2.147 m ci tocca scendere sul ghiacciaio de Panossière per poi procedere con passo costante verso il rifugio che già si intravede (o forse è solo un miraggio?!). Ore 17, eccoci al rifugio, accogliente, ben attrezzato e molto svizzero! Attenzione alla valuta perché qui accettano gli euro (a patto che siano di carta), ma il resto ve lo danno solo in sonante moneta svizzera.

In attesa della cena si sonnecchia, o almeno è quel che ho fatto io e quindi non so cosa facessero gli altri… Pasto gustoso e più che abbondante: minestrone, insalata di rape, spaghetti bianchi o in salsa di funghi, ottima carne ai ferri (a proposito: qualcuno ha capito cosa fosse?) e macedonia di frutta sciroppata. Alla fine è imperativo un digestivo, e dopo essersi ingegnati per lavarsi i denti, visto che l’efficienza svizzera non contempla la disponibilità d’acqua, non si può che sprofondare nel sonno (almeno chi ci riesce).

Ci ritroviamo alle 5. Qualche sbadiglio, poche parole, due sorsi di tè e via a mettere l’imbrago, litigare con gli scarponi che proprio non ne vogliono sapere di ospitare piedini infreddoliti, prendere sci e bastoncini, dividersi in gruppetti, verificare il funzionamento dell’ARVA e guardare in su per intravedere qualche segno di bel tempo, dopo i fiocchi di neve scesi nella notte. Il ghiacciaio pare un luna park e si scorgono sci-alpinisti in ogni direzione! Spartiamo la gita con un gruppetto di francesi e con un bel sole che l’ha avuta vinta sulla perturbazione della notte. Alle 6 iniziamo l’avvicinamento – chilometrico – la pendenza stenta ad aumentare e raggiungiamo la base del colle dopo circa 3 ore di marcia. I 60 m che ci separano dal colle sono ripidi e scivolosi (45°), lo sa bene chi del gruppo è scivolata e s’è presa uno spaghetto! Ha dimostrato un perfetto equilibrio rimanendo immobile in posizione precaria e in rischio di caduta. Sangue freddo, grande concentrazione e la prontezza degli istruttori l’hanno messa in sicurezza e prontamente recuperata. Così noi spettatori ci siamo armati di coltelli e concentrazione e con movimenti precisi abbiamo guadagnato il colle. Un sorso di tè e via verso l’obiettivo ormai ben visibile e a un tiro di schioppo! Alle 11 siamo sulla vetta, una grande e confortevole spianata a 3.672 m di altitudine con una meravigliosa vista a 360° sul gruppo del Combin. A rovinarci un po’ la soddisfazione ci pensano gli elicotteri dell’heliski che scaricano gruppetti di sciatori assetati di poudre in tutta libertà. Ma noi ce la siamo goduta di più, ne sono certa, dopo tutta sta fatica! E allora giù, il grande momento, la discesa! Un gran divertimento, almeno fin dove la neve è in condizione, poi il caldo primaverile, complici l’abbassamento di quota e il mezzodì fanno la differenza e allora in fila indiana, come perfetti alpini, seguiamo il diretur che con larghe curve ci riporta al fondovalle. Ottima anche la prova resistenza gambe: e sì perché terminato il ghiacciaio ci aspettano i 100 m di salita a causa del ritirarsi del ghiacciaio e 400 m a picco su Fionnay, dove par di nuotare in una piscina, altro che sciare sulle montagne! Eccoci allora alle prese con derapate, curvette, saltelli, ruzzoletti, e ancora derapate, curvette, saltelli, ruzzoletti e via di questo passo fino a fondovalle. Meno male che c’erano gli arbusti, qualcuno ci è pure finito appeso! Una rinfrescata nel lindo e perfettamente attrezzato bagno pubblico di Fionnay è un gran bel sollievo dopo una bella sudata. E non c’è miglior modo di finire la giornata che intorno a un’ottima colomba pasquale, in più senza canditi, come piace a me! No, in realtà un modo ci sarebbe: pane e salame, magari di turgia o di cinghiale, robiola di Roccaverano con Cugnà e rubatà, focaccia genovese e perché no anche di Recco, mocetta valdostana, pecorino sardo e magari anche romano, senza dimenticare le specialità d’oltralpe: Saint Félicien dalla Francia, Jamon Serrano dalla Spagna, salmone svedese e per finire una calorica Sacher Torte austriaca! Piccoli spunti – non a caso – per la cena di fine corso!

Roberta

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