Giorno 1
Meteo incerto: pioggia, forse neve, forse foschia.
Siamo sorpresi? Certo che no! Alla fine, questo è l’SA1 più “sfortunato” di sempre, parafrasando qualcuno. Tuttavia, gli istruttori – vecchie volpi artiche – sanno che la neve c’è, nascosta da qualche parte, ma c’è, la fiutano: bisogna solo trovarla.
Il ritrovo è all’Hotel Torinetto nella ridente Sampeyre, che ci accoglie con una bella lavata di pioggia. Intorno tutto è verde, la primavera è vicina, forse avremmo dovuto portare gli sci da pietra, prato, pioggia. Non lo sapevamo, abbiamo quelli da fresca, che da qualche parte si nasconde. Il naso delle volpi non mente.
Si sale in auto per guadagnare un po’ di quota, tempo di fare un paio di tornanti e la pioggia diventa neve… Tanta neve! Che bello quando nevica così tanto! Guarda come cade! Ce n’è tantissima! Neve, neve, NEVE!
Ehmm, aspetta, ehi ehi, calma, troppa neve!
Le ruote slittano, non c’è più grip: metà corso rimane bloccato in un tornante.
Come facciamo? Mettiamo le catene? Tu lo sai fare? Dai, certo, ora capiamo.
Chiamiamo qualcuno?
In lontananza, si leva un suono, ninoo-ninoo-ninoo, un’ambulanza?!
Beh, oddio, mi sembra un po’ drastico…, no?
E infatti non era lì per noi (meno male). Tuttavia, colta da un attacco di entusiasmo, l’ambulanza slitta in discesa e finisce contro il muro del tornante con due ruote bloccate nella canalina di scolo dello stesso – Dobbiamo salvarla!
Mentre le grandi menti maschie si interrogano su come spingere, tirare, sollevare un’ambulanza di 35 quintali (perché, dai, “siamo almeno in 5, ce la facciamo”), le ragazze, pragmatiche, prendono in mano la situazione e le catene. Messe le catene alla ruota anteriore libera ecco che la trazione torna: i soccorritori sono salvi – Missione compiuta! Possiamo tornare a casa…
Ah no, giusto. SA1 sta “Sci Alpinismo 1” e non per “Soccorso Ambulanze 1”. Non eravamo qui per questo.
La neve adesso c’è: bisogna pellare.
Rinunciamo alle catene e, sci ai piedi, partiamo. Le due metà del corso si ricongiungono a Ponte Pelvo, destinazione: Bric Rotund, quota ~2450 m!
La gita ha inizio in un ampio vallone, circondato da boschi di larici. I primi pendii sono dolci e la salita risulta graduale, permettendo al corso di scaldare piano piano i muscoli protetti dalla foschia sorretta dalle forme dei larici.
Una volta abbandonata la “linea del bosco”, l’ascesa continua verso il caratteristico Bric Rotund, che non riusciamo ad ammirare nella sua rotondità causa, appunto, foschia. Da qui, si entra in un ambiente prettamente alpino, senza grandi alberi e con pendii maggiormente inclinati. La lettura del terreno è agevole ed è sufficiente evitare rocce e roccette che emergono qui e là dal manto nevoso. Grazie alle pendenze più sostenute il corso ha anche modo di dare una sgranchita alle anche e di destreggiarsi in una serie di inversioni che lo condurrà in vetta.
Snack rapido in cima, cambio assetto, e poi giù!
L’incipit risulta croccante e gli sci scricchiolano su ghiaccio e qualche roccetta appena coperta di neve. Ma, appena ritrovata una pendenza più moderata, la discesa diventa uno spettacolo: la neve ha avuto tempo di posarsi e tutti qui hanno fame di polvere.
Le volpi avevano ragione!
C’è neve e la discesa è divertente dall’inizio alla fine!
Fra boschetti e curve, tutto il corso si riunisce al ponte iniziale, la strada adesso è libera dalla neve, e tutti possono tornare all’Hotel e concedersi un bagno caldo e una serata in compagnia, fra chiacchiere, carte e qualche birretta.
Andiamo a letto contenti, il corso non è ancora finito, domani ci aspetta un’altra giornata.
Continua a nevicare, sorrido.
Giorno 2
Nella notte la neve è scesa dolce dal cielo, ricoprendo alberi, prati e cullando i sogni degli allievi.
D’un tratto… DRIIIIIN, è l’ultimo giorno di corso! SVEGLIA! Che ore sono?? Le 07:00?! Ma siamo in ritardissimo! Oddio, perderemo il pullman per andare in montagna!
E invece no, mio caro, oggi sei già in montagna. Ricordi?
È la due giorni del corso CAI e ci svegliamo in hotel, che lusso baby!
Siamo a Sampeyre e, dopo un’abbondante colazione, gli allievi sono pronti per una nuova avventura.
La neve scesa nella notte raccomanda prudenza, e istruttori e istruttrici pianificano la gita di oggi lungo i vecchi impianti sciistici di questa località. Allerta spoiler: si rivelerà una scelta vincente.
Check artva, sci, pelli, click, clack, pronti a partire a quota 970 m.
Ehm, che succede? Ma non aveva nevicato tutta la notte?
Beh, sì, evidentemente ovunque, tranne che sulle piste.
Pascoli erbosi si stagliano di fronte ai nostri occhi, con qualche macchia di neve qua e là.
Cambio di piano: stacca gli sci, apri i laccetti e attaccali allo zaino.
Gli allievi scoprono il portage.
Portage: nel contesto dello scialpinismo, il termine francese “portage” si riferisce al trasporto degli sci in spalla o attaccati allo zaino mentre si cammina a piedi su un pendio caratterizzato da manto nevoso discontinuo. L’attività ludica è contraddistinta dalla forte determinazione dei praticanti che fra imprecazioni di vario genere si dirigono verso un più omogeneo innevamento.
Infatti, superato il tratto iniziale di piste, a circa 1300 m si raggiunge la Borgata Sodani, dove tutti riescono a inforcare gli sci. Finalmente si parte.
L’ascesa lungo le piste si svolge tranquilla, con gli zaini leggeri e le gambe che, rinvigorite dal portage iniziale, ci portano fino a Borgata Sant’Anna, all’interscambio delle vecchie seggiovie.
Costeggiando l’impianto sul lato sinistro, si attraversano alcuni boschi radi.
Qui la neve è stupenda, è soffice ed è tanta.
Chiudo gli occhi. Sembra di essere in Canada, i rami degli alberi sono ricoperti di neve e sorreggono questo paesaggio idilliaco.
Roarrr, grrrr, stump stumpp, ci sono anche i grizzly.
Grizzly!? Eh?! Cosa?
Apro gli occhi: l’amico dietro di me sta sbattendo i piedi come un matto cercando di liberarsi degli zoccoli sotto le pelli.
Ah, ecco cos’era. Beh, niente orsi almeno.
A proposito, meglio che mi liberi dagli zoccoli anch’io.
Durante la salita, lungo il versante alla nostra sinistra, notiamo una piccola valanga spontanea: noi siamo al sicuro, tuttavia meglio non avventurarsi ulteriormente.
Raggiunta la carrozzabile sopra le piste, il gruppo decide di fermarsi per ricompattarsi e prepararsi alla discesa, siamo circa a quota 2000 m.
Pit stop: via le pelli, giù di sciolina e caramelle per recuperare un po’ di energie.
Accendete i motori, si parte.
La discesa è incredibile.
Forse la più bella fra tutte quelle affrontate durante il corso.
Ogni gruppo cerca la sua linea di discesa, fra boschetti e piccole radure, senza incrociare quella degli altri.
Abbiamo imparato tanto durante il corso e i mastri pittori si sono rivelati degli ottimi maestri.
Ora è il momento di disegnare le nostre curve, sempre sotto la loro supervisione.
Ci divertiamo un mondo, tutto prende colore, esce il sole:
Gli alberi sono in fiore.
Il corso si ricompatta a Sodani e, sci a spalle, si torna al punto di partenza.
È così che si chiude il grande libro del Corso SA1 Edizione 2026.
Un corso fatto di sci smarriti, pelli dimenticate e un meteo inclemente l’80% delle volte.
Un corso dove abbiamo imparato tanto, sorretto dalla competenza della scuola U.G.E.T., dalla passione e dalle lezioni forniteci da istruttori e istruttrici.
In auto, con gli scarponi sporchi di terra accanto a me, ripenso alla giornata di oggi:
Cominciata nel fango, passata per la polvere del Canada e ritornata nel fango.
E da qui l’augurio:
La neve è là fuori, andatevela a prendere!
Alberto Mossetto


























