SSA.1 6-7 Uscita: col di Vers e monte Cugulet

18-19 marzo 2023

“La montagna non è solo nevi e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura.”

Paolo Cognetti

Come ci ricordano Carlo e Federica (che ringraziamo per la relazione di questa ultima gita), le parole di Cognetti risuonano perfettamente dentro a tutti noi amanti della montagna e in particolare a noi scialpinisti che siamo un po’ una “bestia strana“. E sì, amanti del dislivello prima ancora che della discesa (eh già diciamocelo, se no chi ce lo farebbe fare?! saremmo tutti freerider!), amanti di grandi fatiche e disposti ad accettare sveglie sempre più improbabili e improponibili man mano che la stagione avanzae per cosa? per la ricerca della neve? del perfetto firn, di quella morbida sensazione che lo sci dà sulla superficie innevata? un incredulo interlocutore ci potrebbe domandare – beh..ma con quale frequenza la trovate? e per quanto tempo nell’arco di una gita? A quel punto un po’ di imbarazzo probabilmente calerebbe .. Come glielo spiego che sì e no una mezz’ora di discesa su tutta una giornata di fatica e di ravanage?! … e quindi, cosa? la ricerca dell’avventura? o la vista degli orizzonti immensi? il brivido del pendio? la gioia della curva ben impostata? sì certamente ma forse è anche la sfida della ricerca stessa: leggere bollettini, meteo e relazioni e provare a trovare il luogo perfetto. E poi lì, lungo la traccia, e poi dopo, in cima al pendio, a guardare, scrutare i bianchi pendii e i vicini avvallamenti sempre alla ricerca del passaggio perfetto, alla ricerca di quella amata sensazione sotto i nostri piedi ( e sì! anche i piedi sentono, eccome, chiedetelo a uno scialpinista!) ..qualunque sia il mix che ci porta lassù non c’è niente da fare lì ci vedrete scappare appena possibile 😉 . Carlo e Federica, a voi la parola!

Sembra ieri che impostavamo la sveglia per riuscire a inviare il modulo di iscrizione alla Scuola di sci alpinismo a mezzanotte spaccata e garantirci uno dei pochi posti disponibili, eppure eccoci già qui a scrivere la relazione dell’ultima gita del corso SA1 2023.
E come concludere al meglio se non con una bella uscita di due giorni? Per l’occasione abbiamo deciso di cimentarci in una rischiosa impresa… guidare fino in Val Varaita.
Una sola cosa ci permette di affrontare con coraggio l’avventata decisione di rinunciare al sacro sonnellino ristoratore in pullman: il caffè, accompagnato da una buona brioche.

Giunti a Sant’Anna di Bellino, l’avvio verso il colle di Vers è tranquillo, si percepiscono un’atmosfera di grande entusiasmo e voglia di mettersi alla prova. La salita ci regala una vista spettacolare: montagne innevate, pareti di roccia e scolpiti polpacci di compagni ed istruttori che, risoluti a non abbandonare lo stile, decidono di salire con i risvoltini.

Foto: Luca Biasato

Dopo una salita agevolata dai dolci pendii e dal clima mite, il vento proveniente dal colle ci ricorda che le giacche ed i pile non sono solo accessori di bellezza. Quale sia la domanda predominante al momento del loro acquisto è noto a tutti: “Si abbinerà ai calzini?”.

La mancanza di neve ci impedisce di raggiungere la cima di Rocca la Marchisa e davanti a noi si presenta la fatidica scelta: accontentarsi della quota raggiunta e tornare alle macchine o conquistare i 1200 m di dislivello previsti scendendo per un breve tratto sul versante opposto per poi risalire? Si tratta chiaramente di una domanda retorica, perché lo scialpinista del CAI Uget non demorde e non teme la fatica (ci si può davvero opporre alla odi-amata ripellata? Io non credo).

Veniamo quindi spronati a goderci questo primo pendio che si affaccia sulla Val Maira come se fosse il più bello e innevato di sempre, apprezzando ogni tratto intonso visto che più in basso ci aspetterà un altro tipo di neve, a tratti composto prevalentemente da ramoscelli ed arbusti.

Alessandro Vicario

Tornati in cima, molti si rifocillano dando fondo a tutto il cibo disponibile (cosa si mangerà il giorno seguente è in fondo un problema del futuro) mentre qualcuno si appisola su una roccia mentre prendono il sole, per esser poi svegliato da una palla di neve in pieno viso.

Foto: Davide Vecchio

Zaini in spalla e ci avviamo alla ricerca dei tratti migliori per scendere. La neve sembra meglio del previsto e i larghi canali fanno sembrare per un attimo di sciare lungo un half-pipe. Non mancano tuttavia correzioni e saggi consigli da parte degli istruttori: si cerca di correggere l’impostazione della curva, di notare i punti più pericolosi e i cambiamenti di consistenza della neve, si provano le curve con due bastoncini e saltate, alla continua ricerca dei tratti più ripidi. Quale miglior momento per uscire dalla propria comfort zone se non durante un corso?

Arrivati all’hotel Torinetto, dopo una doccia ristoratrice, alcuni allievi decidono di visitare Sampeyre. L’appetito culturale di alcuni di loro viene saziato da gustosi tranci di pizza, mentre altri, meno motivati, si limitano a visitare una chiesa.

Con uno spritz o una birra in mano attendiamo la cena giocando a carte, deliziati dalla presenza di un esemplare femminile di orso dagli occhiali, gentilmente fornito dal sole del mattino.
La cena, composta da varie portate e rallegrata dal vino, ci permette di condividere esperienze e chiacchierare con i nostri istruttori e compagni di corso, creando nuove amicizie che, si spera, continueranno nel tempo e porteranno ad altre numerose avventure in montagna.

Qualche coraggioso si ferma a giocare a carte e godersi ancora la serata in compagnia nonostante la sveglia fissata alle 7, altri vanno a riposare, o almeno ci provano visto che qualche compagno ha il respiro un po’”appesantito” dalla quantità di cibo e dal vino.

Al mattino il meteo sembra essere più clemente del previsto e si parte alla volta del monte Cugulet. Le condizioni del terreno ci permettono di scoprire una delle tecniche più amate dai praticanti di sci alpinismo: il portage. Leghiamo gli sci allo zaino e ci incamminiamo su per il pendio erboso, che fino a soli dieci giorni fa era una frequentata pista da sci.
Una volta superato il punto più ripido, calziamo gli sci e ci lanciamo in una serie di inversioni in mezzo ad alberi e arbusti che ci permette di guadagnare quota in poche centinaia di metri.
Dopo il boschetto il percorso continua in falsopiano fino ad un’ultima salita. Quasi in cima, la nebbia ci circonda; una breve pausa per compattarci , e- lasciati gli sci sul colletto – raggiungiamo la cima del Monte Cugulet a piedi (la neve sembra scarseggiare anche qui). Ci fermiamo a chiacchierare e scattare foto, nella vana speranza che una fugace schiarita ci permetta di intravedere il panorama.

Foto: Davide Vecchio

Ci aspetta la prima discesa del corso in condizione di scarsa visibilità; cautamente, l’ex Diretùr ci fa strada nella nebbia che ci impedisce di vedere la trama della neve, e più volte gli sci scappano, come dotati di una volontà tutta loro.

Per fortuna la nebbia si dirada man mano che scendiamo, fino a permetterci di affrontare con tranquillità, e con un divertente slalom, il tratto più fitto di bosco che ci separa dagli impianti.

Foto: Chiara Tenderini

Un emporio ed una birreria di Melle chiudono in bellezza il corso di sci alpinismo, permettendoci di salutare i compagni delle numerose avventure di quest’inverno.

Alessandro Vicario

Non vediamo l’ora di partecipare al prossimo corso!

Carlo e Federica

E ora le foto 🙂

Foto Col di Vers

Foto Monte Cougulet

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