SSA.1 Uscita 4 – 15 Febbraio 2026: Rocher de la Garde

Cronaca della giornata

Partenza ore 6:30, ormai rito consolidato: occhi piccoli, zaini grandi e pullman che diventa dormitorio, bar, e salotto delle imprese sportive del weekend. Rispetto alla prima gita, i nomi hanno finalmente trovato le facce e il clima è quello delle squadre che iniziano a conoscersi davvero.

Arrivo a Beaulard. Prima ancora di mettere gli sci, veniamo investiti dal profumo del Panificio Alpino. Tappa tecnica obbligatoria per caffè, bagno e, già che siamo lì, una brioche.

Si parte nel bosco, i raggi di sole che si fanno spazio tra i rami degli alberi. Salita regolare, gruppi sul pezzo, inversioni più sicure, e da una mandria disordinata diventiamo una fila indiana. Si passa dal rifugio Guido Rey dove ci rifocilliamo con frutta secca, cioccolata, e un buon the caldo. La bellezza del posto ci colpisce, e inevitabilmente scappano foto e video (Stefano caccia la macchinona per immortalare le nostre smorfie affaticate). Arriviamo alla prima meta: casotto delle vecchie piste sotto Rocher de la Garde – quota 2040 m. È ancora presto, sono circa le 11:00, ma ovviamente il meritato panino si gusta comunque.

Prima discesa nel bosco, manto nevoso morbido e soddisfacente, ma con una nota negativa: la neve più umida crea zoccoli sotto alcuni sci, ma arriva in soccorso Sara con la sciolina per salvare la discesa!

Un centinaio di metri più giù ci si ferma, si ripella, e si riparte. Oramai il ripellaggio viene più facile e siamo pronti ad affrontare la seconda salita, 2-300 m, fino al vecchio arrivo dello skilift sopra il rifugio. In vetta il panorama è stupendo, ma il vento decide che non siamo lì per stare comodi, continue raffiche ci riempiono di neve. Restiamo giusto il tempo per una foto veloce e via.

Appena un po’ più protetti, nascosti in un boschetto, arriva la parte “didattica”: lezione di stratigrafia del manto nevoso. Filippo, preciso e paziente, ci mostra come individuare e analizzare gli strati nevosi, capendo gli effetti del vento, delle temperature e quali possano essere i punti deboli, i “piani di scorrimento”.

Terminata la lezione, tutti un po’ più infreddoliti, eravamo riparati dal vento ma non troppo, si riprende la discesa, questa volta più tecnica e su neve più irregolare: ancora qualche lembo di farina, poi crosta non portante, crosta portante, e tratti ghiacciati. È stata dura: gambe rigide e bastoncini volanti. Per fortuna Martina mi ha salvata illuminandomi su come piantare i bastoncini (non scontato), e improvvisamente tutto è diventato più fluido – Che stia iniziando a capire come usarli? Chissà

Rientro al pullman, banchetto collettivo, e (ovviamente) attività già caricata su Strava. Perché si sa: “se non lo carichi, non l’hai fatto“.

Giorgia Giambenini

A voi lo slideshow: link

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