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SSA.1 Uscita 3 – 1 Febbraio 2026: Ghincia Pastour

UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARÒ MAI PIÙ

Da Crissolo a Ghincia Pastour, discesa su Pian della Regina.

Non mi riferisco alla sveglia puntata sempre troppo presto, una mezz’ora di margine abbondante da impiegare o in una proficua colazione o in un’eterna lotta con le lenti a contatto.

Non alludo neanche ai nauseabondi tornanti, amplificati dalla statura imponente del pullman che inesorabilmente si arrampica lungo la valle del Po.

Non mi posso decisamente lamentare dell’aria fresca ed effervescente naturale che ci accoglie a Crissolo, o del cielo blu savoia che premia chi ha superato le nubi che coprono la pianura laggiù.

Tutti ringraziano del bel sole che inizialmente filtra attraverso i rami degli alberi per poi abbracciarci calorosamente una volta raggiunta Borgata Fournai. Qui scappa il primo vero sorriso della giornata, una volta che si riconosce la punta della corona di Sua Maestà, ancora indifferente alla colorata marmaglia che approccia i suoi confini. Indubbiamente, non è di questo che mi rammarico.

La salita si snoda piacevolmente lungo il pendio tra la Comba delle Contesse e Tampa Giasset, tra ripassi di tecnica d’ascensione, esercitazioni di cartografia e interrogazioni di nivologia; di quest’ultima sono rimandato al prossimo appello ma non ho nulla da recriminare in merito.

Una volta al colle, appena sotto l’impianto del Granero Lungo, si offre il menù della giornata: per chi desidera mantenersi leggero si puntano gli sci verso Monte Granè, solido alla nostra destra, per i più affamati si va dritti a Ghincia Pastour. Mi preme rassicurare Roberto, mia guida e mio motivatore, che lo stomaco è abbastanza forte per la portata principale. Non è stata la fatica dell’ultimo strappo a dare il titolo a questo racconto.

La meta è una balconata sul Monviso e i suoi più intimi compagni; escono fuori i telefoni, si chiedono fotografie, qualcuno assicura che anche il Re di pietra ha accennato un sorriso, con sguardo benevolo verso l’allegra comitiva venuta a rendergli omaggio. Di certo non mugugno per tale spettacolo!

Rapido appello, ultime raccomandazioni, studio del pendio e delle traiettorie dei primi volenterosi: si scende! Qualcuno, forse proprio gli sci, raccomanda attenzione alle pietre, non ci vuole molto a capire perché. Cambio di pendenza,  preso ritmo, un bel ghigno di chi pregusta una discesa divertente. Toc! Roccia. Stesso ghigno nella neve. Pollicione in su per rassicurare chi sta a monte. Mi guardo intorno e lo sci destro non c’è più. Sparito. Vani i generosi tentativi di chi, impugnata la pala, svanga fino al terreno una buona fetta di pendio. Dello sventurato non c’è traccia.

L’altro sventurato, che potrebbe essere chi sta scrivendo, si avventura in un’ inedita combinata nordica che include: pinguinata sui punti più scoscesi, corsa con scarponi in piano e discesa su una gamba sola, in sicura con due istruttori a fare da freno. Tutto documentato, Paganini non ripete. L’arrivo a Crissolo è un misto di imbarazzo e fatica, ma soprattutto di forte gratitudine verso chi, con competenza, passione e spirito di servizio, impegna il proprio tempo a insegnare e trasmettere i valori della montagna, con il metodo più efficace: l’esempio.

Ecco, immagino abbiate capito quale sia stata la cosa divertente, ve lo assicuro, che non ripeterei più: a buon intenditore, poche parole. Tutto il resto ci si augura di viverlo più e più volte ancora.

Alessandro Cogorno

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