4 gita 18/2/2024

Il ritrovo di domenica mattina è alle ore 6.00 al solito parcheggio di corso IV Novembre a Rivoli, davanti al Mercatò: 45.066021, 7.541184   

Cerchiamo, gentilmente, di essere tutti puntuali. 

Destinazione Le Laus (Vallone di Cervières, strada D902 da Briaçon ), con possibile meta Cote Belle / Arpelin o Turge de la Suffie. 

Essendo in territorio Francese è necessario che tutti abbiano la carta d’identità.

Per coloro che arriveranno direttamente a Le Laus, l’appuntamento è verso le 8.15: 44.854789, 6.727075

RELAZIONE 3^ USCITA del 4.2.24

 Mont Telliers 

5.00. Sveglia. Mi stropiccio gli occhi. Colazione e thermos del the da mettere nello zaino. 

Guido per la città semideserta fino al ritrovo. Assonnati ma gasati saliamo sul pullman. L’alba dal finestrino ha sempre il suo fascino, ma sonnecchio fino al traforo. 

Appena sbucati sul lato svizzero si apre un panorama vagamente post apocalittico con i resti di impianti dismessi e costruzioni abbandonate, ma le vallate che si allargano di fronte a noi sono bianche di neve, il che è una bellissima notizia vista la scarsità di quest’anno. 

Alla terza uscita tutti abbiamo un po’ più confidenza con l’attrezzatura nel prepararci e presto ci incamminiamo sulla neve. 

La salita è regolare e non fatichiamo troppo a raggiungere il punto in cui la vallata si apre in un anfiteatro bianco con solo qualche roccia delle creste a fare da corona: magnifico e bucolico. Il sole scalda come a primavera e ci raccogliamo con tutti i gruppi sotto l’ultimo tratto di salita dove la pendenza diventa importante. 

Per me è la prima salita con gli sci con queste pendenze e nonostante la bellezza drizzo le antenne durante le inversioni seguendo gli istruttori: il colpo d’occhio da sotto la vetta ripaga di ogni sforzo e svuota la mente come un colpo di vento con le foglie. 

Resto lì seduto a bere il the e guardare lo spettacolo. 

La prima parte della discesa mi mette alla prova e sudo cercando di curvare sul ripido, per fortuna gli istruttori ci seguono e ci indirizzano. Il resto della discesa fila via veloce, quasi battuta dai molti passaggi prima di noi. 

Al pullman vedo la soddisfazione sulle facce abbronzate tra un bicchiere di vino e una fetta di salame, questa prima gita lontano dalle piste ha conquistato tutti e messo alla prova molti.

Nota: miglioriamo anche sul terzo tempo, siamo già ai piatti caldi…non faccio previsioni su cosa mangeremo alla fine del corso.

Rubo una frase da chi ha più dimestichezza di me con la penna (The Holstee Manifesto): 

“La vita è breve. Vivi i tuoi sogni e condividi le tue passioni.” 

Matteo Pognante 

link flickr: https://www.flickr.com/photos/ssacaiuget/albums/72177720314673899/with/53516659391

link video Stefano Bertolotto:

2^ GITA, 2^ Relazione. LA RELAZIONE di CAVUR!

SA.1 –  USCITA II – 21 GENNAIO 20

TETE DE CREVALCOL

NIU’ GENERESCION

La precedente uscita era essenzialmente finalizzata a verificare la maestria dei nuovi allievi in salita e discesa. Con la seconda possiamo dire che la stagione è ufficialmente iniziata.

Certo, le gite di esordio servono per prendere confidenza con materiali,  gesti e tecniche nuove; nel bene e nel male (godimento e fatica) non rappresentano quanto sta cercando chi ha deciso di avvicinarsi allo sci alpinismo. Dalla prossima isseremo le vele e ci allontaneremo da impianti e piste battute. Su altri pendii si parrà la vostra nobilitate.

Anche la relazione dell’uscita – per noi che disdegniamo la cronaca e cerchiamo l’epica – rischia, con questi trascorsi, di essere un po’ stantia.

Detto che si è partiti dal posteggio degli impianti di Crevalcol (che sembrava una pista di pattinaggio… una lastra di ghiaccio), si è saliti di buon passo sulla Tete di Crevalcol con un millino di dislivello su neve crostosa per la pioggia dei giorni precedenti, e si è scesi in parte su neve solo a tratti decente, e più in basso sulle piste battute, poco resta da aggiungere. Giusto che di neve ce n’era proprio tanta: in cima la sonda andava giù oltre i due metri, e questo ha favorito il seppellimento dell’Artva, con un’esercitazione molto didattica a cura degli istruttori, alla quale, nella prossima uscita, farà seguito quella degli allievi.

Detto questo, abbiamo spazio per qualche riflessione, con divagazioni sociologiche. Le chiacchiere sono una componente fondamentale dello sci alpinismo; o almeno così ritiene quella corrente filosofica detta dello “sci alpinismo mite”, che dà risalto alle relazioni, che si nutre di  amene ciance salendo (finchè il fiato lo consente) e, durante le soste, scendendo; di libagioni in compagnia;  di notti al rifugio. Non solo di cime e dislivello vive l’uomo.

Partiamo da qualche dato statistico. Alla scuola quest’anno sono stati ammessi 42 allievi; 27 uomini e 15 donne. La prevalenza maschile è forte, nel recente passato si era però raggiunta la parità con l’altra metà del cielo. 

Rispetto al mio corso del 1987, c’è comunque una differenza abissale: allora le donne sci alpiniste erano pochissime.

Purtroppo col passaggio dall’SA1 al corso avanzato SA2, negli scorsi anni la presenza femminile scemava drasticamente. Speriamo che quest’anno ci sia un’inversione di tendenza… quando il gioco si fa duro, le dure iniziano a giocare… 😊

Ma veniamo all’età: molti, molti giovani. Età media 30 anni. Ma i membri della generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012) annoverano ben 16 esponenti. 

Anche in questo, rispetto agli anni ’80, c’è stato un forte cambiamento. Al mio corso, con 21 anni, ero una rara avis.

Non ho le competenze per decifrare quella che considero sicuramente un’evoluzione positiva. Forse il costo del giornaliero (il Monterosa Sky a 65 €!) fornisce una prima spiegazione; sciare su pista, soprattutto per un giovane, è diventato un lusso. Poi, in tempi di Covid, con impianti chiusi, l‘attività sci alpinistica – diventata l’unica opzione – ha tratto significativo vigore; Jolly sport in quel periodo per le pellate affittava anche i manici da scopa.

NB Spero che i dati riportati siano corretti, con i numeri ho poca dimestichezza… ho fatto il classico (l’articolo determinativo, e la firma in calce, rendono superflua ogni indicazione su quale istituto).

Altro elemento interessante è che le iscrizioni si sono chiuse in 57 secondi. Netti. Manco il click day dell’Agenzia delle Entrate.  Questi aspiranti che attendono la mezzanotte, e come falchi calano sul sito ad inserire i loro dati, rivelano una fortissima motivazione. Bene.

Interessante anche ragionare sulla presenza della prole di sci alpinisti, con una sorta di passaggio di testimone da generazione a generazione. 

Il fenomeno si era già presentato in passato: Sara, una predestinata, visto il CV dell’antenato. Il giovane Parussino, che ha seguito le orme del genitore, anzi dei genitori, figure di spicco dello sci alpinismo ugettino; il ragazzo, si distinse in un’impegnativa discesa dal rifugio Nacamuli, durante la quale – in un emblematico passaggio di consegne – si accollò gli sci dell’anziano genitore nell’ultimo tratto su sentiero; novello Enea che fuggì da Troia con il padre Anchise sulle spalle. Tralasciamo poi la gloriosa dinastia dei Berta.

Quest’anno ben due sono gli eredi neoiscritti.

Nel mio caso, l’adesione è stata invero sorprendente: la pargola, in età adolescenziale, indagando sulle mie attività del week end, ebbe così ad apostrofarmi: “Fammi capire, ma voi salite per ore con lo zaino in spalla, facendo una fatica bestia? Poi scendete, spesso su neve di merda, e comunque una volta sola? Non fa per me. E’ la somma di tutto ciò che odio”.

La sentenza non lasciava molto spazio a ripensamenti. Ed invece… Il seme ha attecchito. Se son rose, fioriranno…

Cavùr

1

Relazione 1^ gita SA1 2024

Di Bruno Gianoglio 

“Siamo partiti presto, molto presto, nel buio più buio ma quando il glorioso Torpedone della Scuola  ha superato una delle ultime curve prima di Staffal e i ghiacciai sullo sfondo sono stati illuminati dai primi raggi del sole – che naturalmente li colorava di Rosa – abbiamo tutti capito che questa esperienza iniziava nel migliore dei modi….


Il gruppo è eterogeneo, giovani, diversamente giovani, istruttori esperti, istruttori giovani accomunati dalla passione dello scialpinismo, palpabile in tutti ma discreta come chiede la montagna.

Da Staffal l’esperienza è iniziata con una comoda salita in funivia fino a Sant’Anna e da lì, divisi in gruppi, è iniziata la salita verso il Colle della Bettaforca, primo assaggio delle fatiche e delle gioie dello scorrere delle pelli…

Dopo una sosta corroborante al Rifugio al Colle abbiamo iniziato la comoda discesa lungo la pista fino al momento topico  della valutazione – allievo per allievo – delle capacità sciistiche….gli esami non finiscono mai e sono sempre un emozione ma secondo me ce la siamo cavata!

Il tempo di un boccone e poi da Staffal cabinovia fino al Gabiet, ripellata e salita tranquilla e didattica per iniziare i rudimenti di inversioni, discese su fresca, nozioni sulla conduzione della gita in sicurezza.

Non siamo arrivati fino al Passo dei Salati ma ormai con soddisfazione e anche un po di stanchezza nelle gambe abbiamo inziato la lunga discesa su pista fino a Trinitè.

Terzo tempo al bus con libagioni e degustazioni come da tradizione prima di rientrare in città.

Temperatura gradevole, sprazzi di sole, neve poca, dura ma sciabile, circa 800m di dislivello in salita….dai, non male per la prima uscita!”

E… qualche foto della giornata… https://www.flickr.com/photos/ssacaiuget/albums/72177720314269362/

3

SSA2 7&8 Uscita Testa Grigia e Petit Tournalin

13-14 maggio

E in fine si torna in Valle d’Aosta, la grande assente di quest’anno, decisamente più orientato alla scoperta delle nostre valli piemontesi. Per l’occasione sono state scelte due gite, la prima, ai piedi di Sua Maesta il Cervino (anche se decisamente schivo avvolto tra le nubi) e, la seconda, nella piccola vallettina di Cheneil che tante soddisfazioni regala sempre sia di inverno che in primavera…e anche in questa annata dalle condizioni “miste” (altro che le mezze stagioni qui ci mancano pure le intere!) non ci ha delusi 🙂 Ad accompagnarci nel resoconto dell’avventura la penna di Francesco Cornelio. A te la parola Francesco!

Investito del titolo di volontario per narrare le gloriose gesta dell’ultima gita del corso SSA2 2023, spero di essere all’altezza di cotanto onore e onere, o perlomeno di non sfigurare troppo. I lettori siano comprensivi.

Sabato 13 Maggio – Day 1

Causa il maltempo insistente delle ultime settimane e le condizioni nivologiche poco sicure la gita è slittata di due settimane. Siamo quindi arrivati al week-end del 13 maggio, ultima data disponibile. In realtà per essere maggio la neve c’è ed è caduta copiosa, ma le previsioni anche per questo fine settimana non sono molto rassicuranti. La meta prescelta dai nostri istruttori è Cervinia, dove le condizioni dovrebbero essere relativamente sicure e in caso di mal tempo possiamo sempre risalire seguendo le piste (a mali estremi…)

Il momento della sveglia verso le 4:30 della mattina è accompagnato dalle consuete imprecazioni e non merita particolari descrizioni.

Il ritrovo è alle 5:30 al Museo dell’Automobile, silenziosamente ci stipiamo nelle auto carichi del nostro materiale, i più fortunati dormono, i meno fortunati guidano.

Una rapida colazione ad un bar di Cervinia, si fa il punto della situazione: la visibilità è scarsa, nevica e le previsioni sono incerte, si spera in una schiarita, ma per adesso si vede poco.

La buona notizia è che oggi non si fa portage. Difatti, dopo qualche centinaio di metri a piedi, arrivate alla base delle piste di Cervinia, ci mettiamo gli sci ai piedi e iniziamo a salire. Per essere maggio fa freddo, risaliamo tra la nebbia e il nevischio.

Idealmente la meta della giornata sarebbe il Furggen (3492m), ma dobbiamo sperare in una schiarita, che per il momento non arriva, per cui continuiamo a salire seguendo i provvidenziali paletti segna piste, perché altrimenti non si vedrebbe una mazza.

Foto: Stefano Fissolo

Dato che il tanto anelato miglioramento della visibilità non arriva, proseguiamo lungo le piste fino a Plateau Rosa (3500m). Qui finalmente il sole fa capolino e dopo 1500m di dislivello positivo ci fermiamo per una molto apprezzata pausa-spuntino.

Foto: Stefano Fissolo

A questo punto, dopo una breve discussione di carattere etico/filo/sociologico tra gli istruttori, nel gruppo avviene uno scisma, una parte decide di fermarsi, mentre un ridotto manipolo di accaniti e masochisti (tra cui il sottoscritto) decide di salire fino al Piccolo Cervino (3883m).

Sono soltanto 400m di dislivello aggiuntivi, ma tra l’altitudine e la neve che insiste ad incollarsi alle pelli, la fatica comincia a farsi sentire, così come numerose imprecazioni.

Stanchi e ansimanti raggiungiamo finalmente la cima, pronti a riscuotere il premio della giornata: la discesa è sulla neve fresca appena caduta ed è una goduria! :)Sembra di essere in inverno!

Video: Lucia Pinotti

Inevitabilemente nella parte finale della discesa la neve diventa una pappa (ci ricordiamo che in realtà siamo a Maggio…), ma ormai siamo già arrivati a Cervinia e dopo una birra e un panino con allievi e istruttori ci dirigiamo all’hotel Bijou a Saint Vincent, che ci ospiterà per la notte.

L’albergo è una piacevole sorpresa, le stanze sono confortevoli e la cena è abbondante e dopo un rapido briefing sulle possibili mete che ci aspettano il giorno seguente ci infiliamo in branda, speranzosi che l’indomani il meteo sia finalmente clemente.

Domenica 14 – Day 2

Domenica mattina pare che le nostre preghiere e i nostri riti propiziatori siano serviti a qualcosa! Finalmente il sole, finora più sfuggente di Bugo sul palco dell’Ariston, alla fine decide di mostrarsi in tutto il suo splendore. Inoltre un bel po’ di neve fresca caduta il giorno prima ci rallegra lo spirito.

Dimentichi delle fatiche del giorno precedente, dopo una copiosa colazione gentilmente offerta dall’hotel Bijou, ci dirigiamo fino alla frazione di Cheneil, dove parcheggiamo e, eseguita la solita procedura di vestizione e controllo ARVA, ci mettiamo in marcia.

La neve caduta il giorno prima ci risparmia anche oggi l’ormai consueto portage primarile e, dopo aver camminato pochi metri, ci mettiamo gli sci e cominciamo a salire.

Foto: Andrea Marcassa

Per la giornata odierna abbiamo alcune mete potenziali, nello specifico il Monte Roisetta, il Petit e il Grand Tournalin. L’idea è quella di decidere in base alle condizioni che troveremo più in alto. Rinfrancati dal bel tempo e dalla bella neve iniziamo a risalire di buona lena il vallone, effettuiamo un lungo traverso che ci porta in un pianoro al cospetto delle tre potenziali cime obiettivo della giornata.

Foto: Francesco Cornelio

Il Monte Roisetta appare invitante, ma data la sua esposizione a sud e il sole di maggio che sta già picchiando sul pendio lo scartiamo.

La cresta del Grand Tournalin invece, a causa della nevicata del giorno prima, è tutta imbiancata e sua salita sarebbe lunga e per nulla banale. Quindi, visto anche che nel pomeriggio è previsto un peggioramento meteo, la nostra scelta ricade sul Piccolo Tournalin (3207m).

Foto: Gaia Testore

Iniziamo perciò a risalire il pendio che ci separa dalla vetta, che diventa via via più ripido e ci costringe a numerose inversioni e a procedere a distanza di sicurezza per evitare di caricare la neve in modo eccessivo. L’ultimo tratto è ricoperto da uno spesso strato di neve pallottollare ed è quello più delicato, procediamo con cautela e senza particolari problemi raggiungiamo tutti quanti la vetta.

Foto: Francesco Cornelio

Scattate le foto di rito, spelliamo e iniziamo subito la discesa dato che il meteo sta già peggiorando. La prima parte è la più delicata, superata quella il pedio diventa meno ripido, la neve fantastica e le curve tra le più belle della stagione.

Foto: Francesco Cornelio

Più in basso ci fermiamo, sono circa le 14 ed effettuiamo un’esercitazione su recupero da crepaccio: un paio di “volontari” vengono appesi tipo salami e parancati su, collaboranti e non.

Terminata l’esercitazione scendiamo l’ultimo tratto che che ci separa da Cheneil, sulle ultime lingue di neve rimaste, facendo lo slalom tra le pietre come il miglior Albertone Nazionale.

Arrivati a Cheneil: foto di fine corso e pic-nic nel parcheggio tra sole e pioggia, briefing su scelta e conduzione della gita e bilancio finale del corso. Poi però inizia a piovere sul serio, risaliamo tutti in macchina e ci dirigiamo verso Torino, stanchi e felici.

Foto: Anonimo 😉

Personalmente credo che sia stata una bellissima esperienza, soprattutto per merito degli istruttori che si sono sempre prodigati a organizzare delle belle gite (alle volte con condizioni meteo miserabili) e anche grazie al bel gruppo che si è formato!

Un grande ringraziamento a tutti e soprattutto a chi ha avuto la pazienza di leggere questa relazione fino alla fine! 🙂

E ora il link foto

gita di sabato:

gita di domenica: